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Opposizione, rabbia e trasgressione fanno parte della crescita. Si parla di disturbo del comportamento quando queste condotte sono frequenti, persistenti, pervasive e compromettono la vita familiare, scolastica e sociale. Una valutazione accurata e un intervento che coinvolge anche i genitori aiutano a interrompere il circolo del conflitto e a ritrovare un equilibrio.
I disturbi del comportamento, tra cui riconosciamo il disturbo oppositivo provocatorio, della condotta, del comportamento dirompente e del controllo degli impulsi, sono condizioni caratterizzate da difficoltà di autocontrollo emotivo e comportamentale.
Si manifestano con condotte che entrano in conflitto con le norme sociali e con le figure adulte di riferimento e che, nei quadri più seri, violano i diritti degli altri.
Perché si possa parlare di disturbo, queste condotte devono essere frequenti, persistenti e pervasive nelle diverse situazioni di vita, e causare un disagio significativo al bambino o alle persone del suo contesto. È una distinzione importante: episodi di rabbia, opposizione e sfida fanno parte dello sviluppo, soprattutto in alcune fasi, e da soli non indicano un disturbo.
Dietro i comportamenti dirompenti ci sono spesso difficoltà nella regolazione delle emozioni, nella tolleranza alla frustrazione e nelle abilità sociali. In alcuni casi coesistono altre condizioni, come l'ADHD o difficoltà di apprendimento, che la valutazione deve riconoscere per impostare un intervento davvero efficace.
Le manifestazioni variano con l'età e con la gravità del quadro:
Se questi comportamenti sono frequenti, durano da mesi e si presentano in più contesti, una valutazione professionale aiuta a comprenderne le cause e a impostare l'intervento più adatto, prima che le difficoltà si accentuino.
Il percorso inizia con una valutazione accurata del bambino o del ragazzo e del suo contesto: colloqui con i genitori, osservazione e, quando indicato, test specifici, per distinguere un disturbo del comportamento dalle normali fasi di opposizione e individuare eventuali condizioni associate.
L'intervento psicoterapeutico si basa sull'approccio cognitivo-comportamentale e mira ad aumentare l'autoregolazione emotiva, l'empatia e le abilità sociali, aiutando il bambino o il ragazzo a riconoscere la rabbia, a tollerare la frustrazione e a trovare alternative ai comportamenti dirompenti.
Nei bambini più piccoli il percorso può realizzarsi anche con interventi di neuropsicomotricità.
Una parte centrale del lavoro riguarda i genitori: attraverso percorsi di parent training e di sostegno alla genitorialità, vengono accompagnati a gestire i comportamenti problematici in modo coerente, riducendo i circoli di conflitto e rinforzando i comportamenti positivi. Quando utile, l'intervento coinvolge anche la scuola. Nei casi più gravi la presa in carico è condivisa in equipe con il neuropsichiatra infantile, anche per valutare un eventuale supporto farmacologico.
Revisione clinica del 9 luglio 2026 a cura della Dott.ssa Roberta Eccher, psicologa e psicoterapeuta - Ordine degli Psicologi della Provincia autonoma di Trento - n. 1143.
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