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Il mutismo selettivo è un disturbo d'ansia dell'età evolutiva in cui il bambino, pur possedendo adeguate competenze linguistiche, non riesce a parlare in specifici contesti sociali, come la scuola o altre situazioni esterne alla famiglia, mentre comunica normalmente negli ambienti in cui si sente al sicuro. Riconoscere precocemente questa difficoltà e intervenire con un supporto mirato consente di favorire gradualmente la comunicazione, ridurre l'ansia e prevenire ripercussioni sul benessere emotivo, sulle relazioni e sul percorso scolastico.
Il mutismo selettivo è un disturbo d'ansia dell'età evolutiva caratterizzato dalla persistente difficoltà a parlare in specifiche situazioni sociali, nonostante il bambino possieda adeguate competenze linguistiche e comunichi normalmente in contesti familiari, come a casa con i genitori. Non si tratta quindi di un disturbo del linguaggio, né di una forma di timidezza estrema o di un comportamento oppositivo volontario.
La difficoltà emerge tipicamente a scuola, nelle attività di gruppo o in presenza di persone poco conosciute. In queste situazioni il bambino può comunicare attraverso gesti, espressioni del viso o cenni del capo, parlare a voce molto bassa con poche persone di fiducia oppure rimanere completamente in silenzio, anche quando vorrebbe intervenire. Alla base di questo comportamento non vi è una mancanza di volontà, ma vi è un'intensa ansia legata all'esposizione sociale, che rende il parlare particolarmente difficile e fonte di forte disagio.
Se non riconosciuto e trattato adeguatamente, il mutismo selettivo può influire sul percorso scolastico, sulle relazioni con i coetanei e sullo sviluppo dell'autostima. Con il passare del tempo, infatti, l'ansia associata alle situazioni comunicative può consolidarsi, rendendo più complesso il superamento della difficoltà. È importante distinguere questa condizione dalla naturale timidezza che può caratterizzare alcuni bambini nelle prime fasi di inserimento scolastico o nuove situazioni sociali. A differenza di queste difficoltà iniziali, che tendono a ridursi spontaneamente con il passare delle settimane, il mutismo selettivo persiste nel tempo e può interferire con la partecipazione alla vita scolastica e sociale. Un riconoscimento precoce consente di intervenire tempestivamente e favorisce un'evoluzione più positiva del percorso del bambino.
Il quadro varia da bambino a bambino, ma alcuni segnali sono ricorrenti:
Se il silenzio in determinati contesti dura da più di qualche settimana e interferisce con la scuola o le relazioni, una valutazione professionale aiuta a distinguere il mutismo selettivo dalla timidezza e dalle fasi tipiche dell'inserimento scolastico.
Il percorso prende avvio da una valutazione approfondita, che comprende un colloquio anamnestico con i genitori, l'osservazione clinica del bambino e, quando indicato, l'utilizzo di strumenti e test psicodiagnostici. L'obiettivo è comprendere le caratteristiche del mutismo selettivo, individuare i contesti in cui si manifesta la difficoltà comunicativa, escludere eventuali condizioni associate e costruire un quadro completo del funzionamento emotivo, relazionale e comunicativo del bambino.
Sulla base della valutazione viene definito un intervento personalizzato, fondato su approcci supportati dalle evidenze scientifiche e orientato al modello cognitivo-comportamentale. Attraverso attività adeguate all'età, il gioco e tecniche di esposizione graduale, il bambino viene accompagnato progressivamente a sentirsi più sicuro nelle situazioni che generano ansia e a sviluppare la comunicazione verbale nei diversi contesti di vita, nel rispetto dei suoi tempi e senza forzature. Nei bambini più piccoli, il percorso può essere affiancato da interventi di terapia della neuro e psicomotricità dell'età evolutiva (TNPEE), utili a sostenere la comunicazione, la regolazione emotiva e la partecipazione alle situazioni relazionali.
Il coinvolgimento della famiglia e della scuola rappresenta un elemento fondamentale del trattamento. Genitori e insegnanti vengono supportati nell'adottare strategie che favoriscano la comunicazione spontanea e riducano le pressioni che possono alimentare l'ansia. Quando necessario, la presa in carico viene condivisa con altri professionisti dell'equipe, come logopedisti o neuropsichiatri infantili, per garantire un intervento coordinato e coerente nei diversi contesti di vita del bambino.
Revisione clinica del 10 luglio 2026 a cura della Dott.ssa Anna Azzolini, psicologa - Ordine degli Psicologi della Provincia autonoma di Trento - n. 1433.
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